Domenica 1 Aprile

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


Commento al Vangelo di oggi di Padre Ermes Ronchi

 

ermes ronchi

Maria di Magdala e­sce di casa quando è ancora notte, buio nel cielo e buio nel cuore. Non ha niente tra le mani, non porta aromi co­me le altre donne, ha sol­tanto il suo amore che si ri­bella all'assenza di Gesù: «amare è dire: tu non mori­rai!» (Gabriel Marcel).

E vide che la pietra era sta­ta tolta dal sepolcro. Il se­polcro è spalancato, vuoto e risplendente, nel fresco dell'alba. E fuori è prima­vera. Il sepolcro è aperto co­me il guscio di un seme.

Il segno è un corpo assente dalla tomba. Manca un cor­po alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita. Manca un ucciso alla contabilità della vio­lenza, e questo vuol dire che il carnefice non avrà ragio­ne della sua vittima in eter­no.

Il Signore Gesù non è sem­plicemente il Risorto, l'at­tore di un evento che si è consumato una volta per tutte nel giardino fuori Ge­rusalemme, in quell'alba del primo giorno dopo il sa­bato. Un evento concluso? No. Se noi tutti insieme for­miamo il corpo di Cristo, al­lora contemporanea a me è la croce, e contemporanea a me è anche la Risurrezio­ne. Chi vive in lui, chi è in lui compreso, è preso da lui nel suo risorgere.

Cristo è il Risorgente, ades­so. Sorge in questo mo­mento dal fondo del mio essere, dal fondo di ogni uo­mo, dal fondo della storia, continua a risorgere, a im­mettere con la mano viva del creatore germi di spe­ranza e di fiducia, di corag­gio e libertà. Cristo Gesù ri­sorge oggi, energia che a­scende, vita che germina, masso che rotola via dal­l'imboccatura del cuore. E mi indica la strada della pa­squa, che vuol dire passag­gio ininterrotto dall'odio al­l'amore, dalla paura alla li­bertà, dall'effimero all'eter­no. Pasqua è la festa dei ma­cigni rotolanti via, adesso, dalla bocca dell'anima. E ne usciamo pronti alla prima­vera di vita nuova, trascina­ti in alto dal Cristo Risor­gente in eterno.

Cristo non è semplicemen­te il Risorto, non è solo il Ri­sorgente, egli è la Risurre­zione stessa. L'ha detto a Marta: io sono la Risurre­zione e la vita ( Gv 11 ,25 ). In quest'ordine preciso: prima la risurrezione e poi la vita. Ci saremmo aspettati il contrario. Invece no: prima viene la risurrezione, da tut­te le nostre tombe, dal no­stro respiro insufficiente, dalla vita chiusa e bloccata, dal cuore spento, dal gelo delle relazioni. Prima la ri­surrezione di noi, «né caldi né freddi, né buoni né catti­vi; di noi, i morti vivi» (Ch. Peguy) e poi la vita piena nel sole, e poi la vita meriterà finalmente il nome di vita.

La sua Risurrezione non ri­poserà finché non sia spez­zata la tomba dell'ultima a­nima, e le sue forze non ar­rivino all'ultimo ramo del­la creazione. E il mondo in­tero sarà carne risorta per la tua carne, crocefisso Amore

 

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